📑 Contenuti dell’articolo
- “Non fate il Master in Scalability!”
- “Giravamo per l’azienda dicendo “Scalability” e ci guardavano come mostri”
- Riorganizzare tutto: dal reparto tecnico al purpose
- Quello che non sono riusciti a fare
- Il purpose è chiaro per tutti, la scalabilità no
- “È più dura essere un manager consapevole”
- I risultati del percorso
⏱ Tempo di lettura stimato: 9 minuti
Non fate il Master in Scalability!
“Non lo fate il master in Scalability, perché diventerà la vostra ossessione.”
Valentina Del Prete lo dice sorridendo durante il Virtual Open Day di presentazione della V edizione del Master in Scalability, un evento in cui alcuni ex partecipanti sono invitati a raccontare cosa è cambiato davvero nelle loro aziende dopo il percorso.
E aggiunge: “È un po’ come la grotta di Platone: da quella consapevolezza lì non si torna più indietro.”
Valentina è direttrice generale di Seacom, azienda che lavora con software open source da oltre 25 anni. Quando ha iniziato il Master in Scalability insieme al CEO, Stefano Pampaloni, era direttrice generale “da otto minuti” e stava cercando di capire cosa volesse dire quel ruolo. Seacom funzionava: aveva clienti, progetti, un reparto tecnico che lavorava. Ma c’erano problemi che non sapevano come affrontare.
Durante l’Open Day del 4 dicembre 2025, condotto da Andrea Bonaccorsi, direttore del Master, Valentina non ha raccontato una storia di successo lineare, ma una trasformazione profonda, ancora in corso, che ha cambiato il modo in cui l’azienda prende decisioni e guarda alla crescita.
“Giravamo per l’azienda dicendo “Scalability” e ci guardavano come mostri”
Valentina racconta che quando hanno iniziato il Master, l’esperienza è stata “totalizzante”. Erano in due, lei e il CEO, ed è importante sottolinearlo perché “si tratta di mettere in atto un cambiamento strutturale all’impostazione aziendale. Serve che ci sia la testa dell’azienda.”
Il venerdì facevano lezione al Master. Il lunedì volevano mettere tutto in pratica. “Siamo stati un anno a girare per l’azienda dicendo “Scalability”. Ci guardavano come dei mostri che venivano da un mondo lontano. Era un po’ l’effetto wow di quello che il master ci stava portando.”
Ma poi è diventato più sistemico, anche grazie a una contingenza che ha accelerato tutto. Quando stavano seguendo il modulo di Finanza, è arrivata una richiesta di acquisizione. Un’azienda voleva comprare Seacom.
“Noi durante il master studiavamo le cose che il lunedì mettevamo in pratica, per mostrare i numeri all’azienda che ci voleva comprare e che poi ci ha comprato.”
Valentina lo racconta con una certa ironia: “La prima volta che ho sentito parlare di conto economico è stato durante la prima lezione del master in Scalability. Quindi diciamo che un po’ di strada l’abbiamo fatta.”
Il Master ha dato gli strumenti giusti proprio nel momento in cui ne avevano più bisogno.
Riorganizzare tutto: dal reparto tecnico al purpose
La trasformazione di Seacom non si è concentrata su una singola linea di business da sviluppare, come è successo per il caso EsseTech presentato da Giuseppe Zarbo. Ha permeato tutta la struttura aziendale.
Hanno cominciato dal reparto tecnico, che era il collo di bottiglia più evidente. Lo hanno riorganizzato completamente, hanno creato team leader, hanno tolto la dipendenza dal CTO come unico punto di riferimento. Prima se il CTO mancava, tutto si fermava. Adesso i processi vanno avanti indipendentemente dalle singole persone.
Poi hanno lavorato sul purpose, su come attrarre persone in un mercato competitivo dove altri pagavano di più. “Siamo riusciti a passare da ‘non vengo a lavorare da voi perché pagate poco’ a ‘vengo nonostante pagate meno degli Accenture, degli Engineering, di tutte le grandi aziende della bolla del PNRR’.”
Sono stati acquisiti da un gruppo quotato. Hanno imparato ad avere quelle che Valentina chiama “bussole per imparare velocemente”: modelli economici che prima l’amministratore faceva “a occhio” e che adesso permettono di capire in fretta dove stanno sbagliando.
E qui Valentina dice una cosa importante: “Stiamo sbagliando, stiamo sbagliando molto.”
Non lo dice come confessione di fallimento. Lo dice come dato di fatto. Adesso sanno dove stanno sbagliando. Prima poteva rimanere una sensazione vaga. “Il problema è che ora lo sappiamo molto bene. Adesso abbiamo tutti gli strumenti per saperlo.”
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Quello che non sono riusciti a fare
Nel marzo 2024 Seacom è entrata in un gruppo quotato in borsa. Fanno quattro bilanci l’anno. Hanno aumentato il fatturato, lavorano su progetti molto più complessi rispetto a prima. Ma c’è una cosa che non sono ancora riusciti a fare, e Valentina lo dice con totale onestà.
“Quello che non siamo riusciti a fare, anche se siamo cresciuti in termini di fatturato, è avere dei prodotti indipendenti dai costi diretti. Quello che ci manca è questo pezzettino: rendere la nostra offerta più scalabile.”
Seacom lavora con software open source, principalmente con progetti su misura per i clienti. Hanno fatto molto per velocizzare i processi, per unire marketing e sales in modo più efficiente, per testare soluzioni più rapidamente. Ma il modello di fondo rimane legato alle ore delle persone.
E questa è la parte che, dice Valentina, rende più dura la consapevolezza. “Prima poteva rimanere una sensazione. Ora abbiamo tutti gli strumenti per sapere esattamente dove stiamo sbagliando, sappiamo anche come si risolve, ma non è così facile metterlo in atto.”
Non è una questione di pigrizia o di mancanza di volontà. È una questione di complessità. Perché le aziende, dice Valentina, non sono fatte solo di processi e meccanismi. “Sono fatte da persone. La vera sfida è quella di portare tutti a bordo della stessa barca, di remare tutti nella stessa direzione in termini di scalabilità.”
Il purpose è chiaro per tutti, la scalabilità no
Valentina ha citato una lezione specifica del Master che le è rimasta impressa: quella sul conflitto di interessi. “La vera sfida è portare tutti a bordo della stessa barca, di remare tutti nella stessa direzione.”
Questo è relativamente facile quando parli di mission, di purpose, di valori dell’azienda. Sono concetti che le persone capiscono emotivamente, che possono condividere.
La scalabilità è diversa. “È un concetto molto elegante, molto fine e molto numerico. Nella nostra azienda c’è tutta la passione tecnologica, per esempio, ma meno orientamento al numero, a crescere dal punto di vista scalabile.”
Lavorano con software open source, che è una mission intrinseca molto forte. In un momento di innovazione tecnologica così concentrata nelle mani di pochi, l’aspetto etico dell’open source è ancora più importante. E questo crea una tensione: vorrebbero impattare molto di più di quello che fanno, ma il loro campo di fuoco è minore di quello a cui ambiscono.
“È più dura essere un manager consapevole”
Valentina chiude il suo intervento all’Open Day con una riflessione che è anche un avvertimento.
“È più dura essere un manager consapevole.”
Il Master le ha dato strumenti, linguaggio, metodo. Ma le ha anche tolto l’illusione che fosse tutto più semplice di quanto non sia.
“Non si torna più indietro da quella consapevolezza. Non siamo mai nemmeno contenti dei risultati a cui arriviamo, perché abbiamo capito che la direzione non può più essere ‘faccio per fare’.”
Valentina dice che il Master crea dipendenza. Non nel senso che vuoi rifarlo. Nel senso che cambia il modo in cui guardi l’azienda, i numeri, le decisioni. E una volta che hai visto le cose in quel modo, non puoi più non vederle.
I risultati del percorso
Seacom è entrata in un gruppo quotato. Hanno riorganizzato il reparto tecnico. Hanno costruito modelli economici per capire velocemente dove sbagliano. Hanno lavorato sul purpose per attrarre persone.
Ma quello che Valentina ha sottolineato più volte non sono i risultati raggiunti. È la consapevolezza acquisita.
E le ha anche fatto capire che scalare non significa solo “organizzarsi meglio”. Significa trasformare il modello di business, disallineare i costi dai ricavi tramite la produttizzazione. E questa sfida, per Seacom, è ancora aperta.
Valentina Del Prete è una dei quattro ex partecipanti che hanno raccontato il loro percorso durante il Virtual Open Day del 4 dicembre 2025, insieme a Giuseppe Zarbo di EsseTech, Vittorio Gualtieri di Allcore e Donato Ciao di GRUV.
La V edizione del Master in Scalability parte il 6 marzo 2026. Le iscrizioni chiudono il 6 febbraio 2026.
Se vuoi capire se questo percorso può aiutarti ad affrontare una trasformazione simile, puoi scaricare la brochure completa: include tutti i dettagli del Master e l’accesso alla registrazione integrale del Virtual Open Day, per seguire direttamente l’intervento di Valentina Del Prete.
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Per continuare la lettura:
> Quando la crescita è lineare: riconoscere gli ostacoli nascosti nei modelli di business. Andrea Bonaccorsi, direttore del Master in Scalability
> “La crescita stava diventando un problema”: quando ogni nuovo cliente costa più di quanto rende. Giuseppe Zarbo, R&D Manager di EsseTech S.R.L.
> “Smontare e rimontare” un’azienda già grande: riportare metodo e governance in un’organizzazione complessa. Vittorio Gualtieri, Chief Growth Officer di Allcore S.p.A.
> Fondare un’impresa una settimana prima del Master: costruire un modello scalabile in un settore che rifiuta la crescita. Donato Ciao, Chief Executive Officer di GRUV S.R.L.