📑 Contenuti dell’articolo

  1. Un settore che “non dovrebbe scalare”
  2. Fondare un’impresa sociale e usare il Master come laboratorio
  3. Primo prodotto: gli innovation camp
  4. Secondo prodotto: il framework ISA (Impact Scalability Assessment)
  5. I prossimi passi di GRUV
  6. Il consiglio: frequentate il Master in modo agnostico
  7. Quando anche l’impresa sociale può progettare la scalabilità

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Un settore che “non dovrebbe scalare”

Fondare un’impresa sociale una settimana prima di iniziare un Master sulla scalabilità sembra una contraddizione in termini.

Donato Ciao lavora nell’imprenditoria sociale e culturale, un ambito in cui la crescita è spesso guardata con sospetto. Scalare viene associato a logiche puramente economiche, lontane dai valori del terzo settore, dell’impresa benefit, dell’impatto sociale. E proprio per questo, molti progetti rinunciano in partenza a strumenti manageriali e modelli organizzativi che potrebbero renderli più efficaci.

Durante il Virtual Open Day di presentazione della V edizione del Master in Scalability, condotto da Andrea Bonaccorsi, direttore del Master, Donato ha raccontato una storia diversa dalle altre. Non quella di un’azienda da riprogettare, ma di un’impresa appena nata.

GRUV srl società benefit è stata fondata una settimana prima dell’inizio della terza edizione del Master. Donato, Chief Executive Officer, non arriva con un’azienda da riprogettare, ma con un modello tutto da costruire. La sfida era aperta: è possibile progettare la scalabilità fin dall’inizio, anche in un settore che associa la crescita a una perdita di senso e di impatto?

Per Donato, il Master è stato il luogo in cui questa domanda ha smesso di essere teorica ed è diventata un problema di progettazione concreta.

Fondare un’impresa sociale e usare il Master come laboratorio

Donato non arriva, quindi, al Master con un’azienda da riprogettare, ma con un’impresa appena avviata e un modello ancora da definire.

Prima di questa esperienza, gestiva progetti che tenevano insieme enti locali, cooperative sociali, mondo no profit. Da qui la visione di fondare un’impresa capace di rigenerare i contesti locali in cui opera, cioè intervenire su territori, organizzazioni e reti esistenti per riprogettarne servizi, processi e modalità di collaborazione, rendendoli più impattanti e sostenibili nel tempo.

GRUV si occupa principalmente di:

Consulenza strategica e gestione progetti: aiutano comuni, fondazioni, enti locali a progettare servizi migliori per i cittadini e a gestire progetti di sviluppo locale.

Formazione: trasferiscono metodi delle startup a cooperative sociali e organizzazioni no profit per aiutarle a diventare più efficaci.

Ma come rendere scalabile un modello di questo tipo? Donato ha lavorato su due fronti paralleli, trasformando attività consulenziali e relazionali in formati strutturati e replicabili. Entrambi questi percorsi hanno portato a prodotti concreti.

Primo prodotto: gli innovation camp

Hanno costruito una community nazionale basata su peer learning. Operatori del terzo settore, professionisti, amministratori locali, giovani studenti, ricercatori che si incontrano online e offline per scambiare conoscenza.

“I membri della community diventano loro stessi pezzi della nostra offerta di valore”, ha spiegato Donato. Nel momento in cui si generano opportunità all’interno della community, GRUV fa matchmaking tra le opportunità e le competenze necessarie per gestire progettualità di innovazione sociale. Opera come orchestratore, come piattaforma che connette attori con un obiettivo comune.

Attraverso test anche molto rudimentali in diversi territori, hanno capito che c’era un elemento specifico che questo tipo di utenti riteneva di grande valore: ibridare l’esperienza del viaggio con l’esperienza formativa.

Da qui sono nati gli innovation camp. Compongono un team di circa 30 persone, vengono ospitati da un ente locale che lancia sfide di sviluppo locale. Usano queste sfide sia come elementi formativi, sia come restituzione all’ente locale di potenziali soluzioni.

Una logica win-win: i partecipanti si formano su casi reali, l’ente locale ottiene soluzioni concrete senza costi di consulenza, GRUV trasforma tutto questo in un formato replicabile.

Non più consulenza venduta a ore, ma un prodotto standardizzato che mette insieme piattaforma digitale, expertise di GRUV come facilitatori, e una community che cresce organicamente perché ogni membro ne porta almeno altri tre.

Secondo prodotto: il framework ISA

Nel lavoro di tesi del Master, Donato si è concentrato su una domanda specifica: come può questo settore scalare senza snaturarsi?

Ha elaborato i modelli di scalabilità dell’innovazione sociale incrociandoli con i modelli di scalabilità dell’impresa esponenziale. Ne è venuto fuori il framework ISA (Impact Scalability Assessment): un assessment di scalabilità generativa.

In parole semplici: è uno strumento che aiuta le società benefit e le imprese sociali a capire se e come possono crescere rimanendo fedeli alla loro missione sociale. La scalabilità generativa è una crescita che non è solo tecnica (più clienti, più fatturato) ma è basata su valori, relazioni con i territori, coerenza valoriale.

Questo report è diventato il modo con cui GRUV riesce ad approcciare anche organizzazioni più strutturate. Il report automatico e gratuito fa da gancio: una volta che l’organizzazione vede i risultati dell’assessment, GRUV può proporre servizi aggiuntivi su misura.

Per esempio: retreat aziendali di tre giorni in un borgo dove lavorare sul tema della scalabilità generativa con tutto il team. Oltre a diventare un retreat aziendale, diventa anche un momento di riflessione condivisa del team.

Vuoi vivere l’Open Day per intero?

Scaricando la brochure della V edizione puoi accedere anche alla registrazione video completa del Virtual Open Day, con tutti gli interventi.

I prossimi passi di GRUV

I due prodotti – Innovation Camp e framework ISA – sono il risultato di un percorso di produttizzazione fatto durante il Master. Trasformare consulenza personalizzata in formati replicabili e scalabili.

Ora entrambi i prodotti sono pronti per il go-to-market. A gennaio 2026 GRUV andrà online con la nuova piattaforma e il nuovo sistema d’offerta. Per accelerare questo lancio stanno lavorando alla raccolta capitali.

E qui entra in gioco il secondo contributo del Master: la finanza straordinaria. “Quello che sta facendo la differenza in questa fase è capire come funziona la finanza straordinaria”, ha spiegato Donato. “Come comunicare il valore di un progetto che nel momento in cui inizia una raccolta è ancora un potenziale. Far capire che investire in questo potenziale può essere interessante e remunerativo.”

Il consiglio: frequentate il Master in modo agnostico

Donato chiude il suo intervento con un consiglio che sembra controintuitivo: “Frequentate il master in modo agnostico. Dimenticando la routine quotidiana, e anche le idee e le convinzioni che avete della propria azienda. Personalmente, in questo modo, ho potuto mettere in discussione quello che fino ad un certo momento ritenevamo funzionare, ma che abbiamo scoperto non riusciva a realizzare il pieno potenziale della nostra organizzazione.”

Aggiunge che ha trovato molto interessante lo scambio con colleghi provenienti da contesti molto diversi. “Si è innescata una dinamica di scambio di pareri, opinioni, punti di vista, approcci, modelli operativi. Ho potuto rubare con gli occhi da chi metteva in pratica anche in ambiti diversi delle cose che erano interessanti per il mio settore.”

Quando anche l’impresa sociale può progettare la scalabilità

Come ha sottolineato il professor Bonaccorsi: “Donato si occupa di questioni che sembrano incompatibili con la scalability. Il mondo del no profit, delle imprese sociali, dell’impresa benefit guarda spesso con sospetto alla crescita perché è abituato a pensarla come crescita esclusivamente orientata all’azionista. Si priva di competenze manageriali, di contenuti che invece potrebbero aumentarne la capacità d’impatto.”

E ha aggiunto: “È un tenere insieme cose opposte. Se ne condividiamo la logica, poi portarla in ambiti dove è meno consueto o addirittura radicalmente innovativa come Donato sta facendo nel mondo sociale è un’altra dimensione particolarmente interessante. Se riusciamo a produttizzare anche contenuti a fortissima interazione umana come quelli dell’impresa sociale, vuol dire che il campo è veramente largo.”

Non è arrivato con un’azienda da riprogettare. È arrivato con una startup fondata una settimana prima e una sfida: farla crescere in un settore ritenuto non scalabile. E ha usato il Master come laboratorio per costruire il modello da zero.

Donato Ciao è uno dei quattro ex partecipanti che hanno raccontato il loro percorso durante il Virtual Open Day del 4 dicembre 2025, insieme a Giuseppe Zarbo di EsseTech, Valentina Del Prete di Seacom e Vittorio Gualtieri di Allcore.

La V edizione del Master in Scalability parte il 6 marzo 2026. Le iscrizioni chiudono il 6 febbraio 2026.

Se vuoi capire se può aiutarti ad affrontare una sfida simile, puoi scaricare la brochure completa: include tutti i dettagli del percorso e l’accesso alla registrazione completa del Virtual Open Day, per seguire integralmente l’intervento di Donato Ciao.

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